Strumenti di tortura 3
Nell'illustrazione: cicogna di storpiatura
Cicogna di storpiatura.
La cicogna di storpiatura immobilizzava totalmente la vittima ed era costituita da un'asta che bloccava il collo, polsi e caviglie. Pur sembrando, in apparenza, solo un altro metodo di incatenamento, ossia di costrizione, la "cicogna" induce nella vittima, spesso dopo pochi minuti, forti crampi, prima nei muscoli addominali e rettali ed in seguito in quelli pettorali, cervicali e degli arti.
La sedia del tuffo.
La condannata (adultera o prostituta) veniva legata ad un'asse e quindi immersa nel punto del canale in cui confluivano gli scarichi delle fogne; questa tecnica è stata in seguito migliorata mettendo la poveretta in gabbia.
La garrotta.
Lo strumento serviva allo strangolamento dei condannati e nella sua forma più diffusa un meccanismo tirava indietro l'anello messo al collo della vittima fino a procurarne l'asfissia. Ma molte furono le varianti apportate sia per scopi di torture inquisitorie che di morte. In Ungheria venne usato, sino a qualche anno fa, il "gibetto", del tutto simile alla garrota spagnola: era composto da un palo al quale il condannato veniva fissato con un cappio cortissimo.
Pinze e tenaglie arroventate.
Le tenaglie roventi erano per lo più adoperate per amputare e contemporaneamente cauterizzare le ferite, così da evitare il rapido dissanguamento delle vittima.
Tutto quello che era asportabile veniva rimosso per mezzo di pinze roventi, a cominciare dalla lingua, per continuare con gli occhi e via di seguito senza, naturalmente, tralasciare i genitali.
Spesso le torture rendevano storpi e sciancati per il resto della loro vita coloro che le avevano subite se era loro concesso di vivere. Più spesso quelli che alla fine confessavano anche colpe che non avevano commesso preferendo la condanna al protrarsi dei tormenti, venivano condotti al rogo legati a una scala che svolgeva la funzione di barella, perché ridotti a un insieme di membra slogate, spezzate e piegate e quindi incapaci di articolare qualsiasi movimento.
Straziatoio di seni.
Si trattava di strumenti appositi formati da quattro punte che penetravano le carni delle povere torturate condannate per eresia, bestemmia, adulterio, "atti libidinosi", aborto autoprocurato, magia bianca erotica e molto altro.
Spesso "l'operazione" (eseguita con tenaglie arroventate) veniva preceduta dall'ustione dei capezzoli. In diversi luoghi e tempi - in alcune regioni della Francia e della Germania fino all'inizio dell'ottocento - un "morso" con zanne roventi veniva inflitto ad un seno delle ragazze madri, sovente mentre le loro creature si contorcevano ai loro piedi.
Violoni delle comari.
Soprannominato anche "violino dell'ignominia" esisteva in diversi modelli: di ferro o di legno per una o più donne, la sua destinazione era sempre la stessa. Più che uno strumento di tortura vero e proprio rappresentava un istituto della giustizia punitiva medioevale ed era usato pubblicamente nei confronti di quelle signore che avessero dato luogo a scandalo o fossero state troppo bisbetiche o litigiose.
Autore: SirAntony