L'uso dell'anello di fidanzamento affonda le sue origini nel periodo romano: nel I secolo d. C. Giovenale (VI, 25 e segg) segnalava che, durante la celebrazione del fidanzamento, il fidanzato infilava un anello di ferro rivestito d'oro (o d'oro puro) nel dito "vicino al mignolo della mano sinistra". La scelta del dito non era casuale: all'interno dell'anularius, infatti, sostiene Aulo Gellio (X, 10), "si trova un nervo molto sottile che parte dall'anulare e arriva al cuore. Si ritiene opportuno dare l'onore di portare l'anello a questo dito piuttosto che ad altri, per la stretta connessione, per quel certo legame che lo unisce all'organo principale". Inizialmente di fatture e materiali molteplici (oro, bronzo, argento, con o senza pietra preziosa), l'usanza si è codificata nel regalare un anello con diamante alla metà del' 400, quando Massimiliano d'Austria, il 17 Agosto 1477, si fidanzò con Maria di Borgogna. La tradizione di regalare un solitario è tuttora viva, sebbene varie siano le tipologie di pietre che si possano scegliere per impreziosire l'anello: diamante, rubino, smeraldo e acquamarina naturale sono i più utilizzati. La promessa sposa ha la possibilità di ricambiare con un orologio da polso o da taschino, un paio di gemelli (meglio se di famiglia) piuttosto che una penna, un libro particolarmente pregiato o qualcosa di inerente all'hobby del futuro sposo. Un tempo era usanza che questo "rito" si celebrasse al cospetto dei genitori, in occasione delle presentazioni ufficiali delle rispettive famiglie. Oggi il dono può essere offerto in qualunque circostanza, all'insegna della privacy, nell'intimità della coppia.
Autore: Megakles
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