La gigantomastia è la crescita sproporzionata delle mammelle descritta in campo medico già dal '600. Le cause di tale condizione sono spesso ereditarie o possono dipendere da fattori di secondo piano quali l'alimentazione, la gravidanza e gli ormoni in quantità eccessiva. Spesso è possibile riscontrare, in età di sviluppo, una forma di ipertrofia mammaria virginale, ovvero una crescita sconsiderata dei seni fino al raggiungimento di un peso che varia dai 5 ai 9 kg per mammella. È proprio questo il caso risalente al '600 citato dagli studiosi: una giovane donna morì 4 mesi dopo l'inizio della sua gigantomastia che la portò a raggiungere un peso di 30 kg per mammella. Tralasciando la storia, il problema causa danni psicologici oltre che fisici, in quanto la donna può essere oggetto di commenti poco gradevoli e vivere la sua femminilità in modo traumatico. I problemi fisici che sono causati dalla gigantomastia sono legati prettamente alla colonna vertebrale poiché la donna è costretta a mantenere posture scomode. L'unico rimedio possibile per ovviare al problema è la mastoplastica riduttiva, l'intervento chirurgico volto a ridurre il volume dei seni. Attraverso incisioni all'areola mammaria, la ghiandola viene asportata così come la cute in eccesso. Il problema di cui stiamo parlando è chiamato anche iperplasia quando è riscontrato in misure minori. Il problema opposto, invece, è l'ipoplasia, ovvero lo scarso sviluppo della ghiandola mammaria fino ad avere un seno pressoché inesistente. La mastoplastica riduttiva permette il riparo di danni fisici e psicologici restituendo una forma dei seni gradevole che, inoltre, non pregiudicherà in alcun modo l'allattamento.
Autore: Carmine_Della_Pia
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